Martedì, 3 Luglio, 2012

Gli esiti della autopsia per accertare le cause della morte del calciatore Piermario Morosini, deceduto lo scorso 14 aprile durante l'incontro con il Pescara, che hanno evidenziato l'esistenza di una cardiomiopatia aritmogena, alimentano all'interno della comunità scientifica il dibattito su come e in quale misura sarebbe stato possibile diagnosticare per tempo questa patologia nello sfortunato calciatore bergamasco.

Sul tema intervengono anche la Dott.sa Alessia Milletich ed il Dott. Marco Stefanelli, rispettivamente Direttore Sanitario e cardiologo di Delta Medica, struttura all'avanguardia nella medicina sportiva, da tempo specializzata nella diagnostica di patologie anche molto rare, come quella che ha colpito lo sfortunato Morosini, operando ogni anno su oltre 30.000 sportivi.

"Questa patologia, generlamente riferita al ventricolo destro" afferma la Dott.sa Milletich "può fornire dei segnali che pernettono di identificarne il rischio già attraverso un semplice elettrocardiogramma, ovvero il primo passo di una visita di screening. Questi segnali sono: extrasistole tipo blocco branca sx generate nel ventricolo dx e onde T negative nelle derivazioni precordiali dx. Questi elementi destano sospetto: ecografia cardiologiaca, risonanza e oggi, mappaggio CARTO sono i tre esami che conducono alla diagnosi di questa patologia" continua la Dott.sa Milletich  "specie quest'ultimo esame è quello che in presenza dei sintomi sopraindicati, permette di scoprire la frammentazione elettrica che sta alla base dell'arresto maligno".

Dal canto suo, il Dott. Stefanelli, responsabile della divisione di cardiologia sportiva di Delta Medica, che ha al suo attivo centinaia di controlli su campioni come Ronaldinho, Beckham, Milito, Samuel, solo per citerne alcuni dei più noti, afferma che "...una volta diagnosticata questa patologia s'impone lo stop immediato dell'atleta, perchè lo sforzo, soprattutto ad alto livello come nel caso di Morosini, può innescare aritmie potenzialmente fatali. E in ogni caso anche per soggetti non dediti allo sport, s'impone il trapianto di cuore, in attesa del quale viene installato nell'organismo un mini defibrillatore che registra l'attività elettrica e, in caso di necessità, rilascia una scarica che restituisce al muscolo cardiaco il ritmo sinusale.
Tutto questo risulta ancor più inspiegabile nel caso del calciatore spagnolo Puerta, già vittima di episodi di sincope prima dell'evento fatale, che avrebbero dovuto indurre a delle indagini specialistiche come quelle più sopra indicate
".

"Detto ciò" conclude il cardiologo milanese "è logico supporre che - viste le numerose squadre in cui ha militato Morosini ed i controlli che di conseguenza sono stati effettuati in diverse regioni - nel suo caso ci si possa trovare in presenza di uno di quei quadri clinici "muti" dai quali è davvero impossibile giungere ad una diagnosi".